Studi storici e botanici

Le peculiarità degli agrumi di Cannero traggono origine da una storia che è incominciata nel 1500. L’area verbanese si è infatti distinta sin dal XVI secolo in campo botanico quando si diffusero i primi giardini all’italiana, supportati dal clima favorevole e concepiti da menti acute. Il clima della zona è temperato a carattere leggermente continentale, ma la presenza del Lago rende l’inverno meno rigido rispetto al resto del Piemonte. Tra settembre e ottobre il Fonale, vento caldo che spira dal Canton Ticino, asciuga l’aria, tendenzialmente carica di umidità lasciata dalle precipitazioni piuttosto frequenti. La flora dunque, influenzata da questo clima prospero e supportata da un’ottimale composizione del terreno, è caratterizzata dalla proliferazione di piante tipicamente mediterranee e persino tropicali. Ne sono un esempio camelie, azalee, rododendri, magnolie, piante grasse, palme, olivi e anche, naturalmente, agrumi.

Se a livello climatico il Verbano rappresenta una nicchia felice, Cannero è ancor più descrivibile come un seno mite adagiato tra le montagne ed il Lago Maggiore. È protetta dai monti a Nord, condizione questa che permette di mantenere le temperature più alte della media zonale durante tutto l’arco dell’anno. Ma è sufficiente una veloce lettura ad alcune citazioni letterarie per farsi un’idea della bontà del clima in questo piccolo golfo.

Paolo Mantegazza, figlio di Laura Solera Mantegazza, intellettuale e patriota italiana, amica di Giuseppe Garibaldi, che dimorò a lungo a Cannero Riviera, scrisse: “Cannero è una piccola riviera di Genova incastonata come una perla in un monile di vigneti, di ville”.

Fritz Muller-Partenkirchen, scrittore tedesco amante, come molti, di questa parte d’Europa, disse: “Cannero non è secondo a nessun altro luogo di cura. Nessun direttore di stabilimento terapico, nessuna orchestrina, nessuna organizzazione alberghiera falsificano la natura. I piacevoli ristoranti e pensioni nel luogo e nei dintorni si inseriscono organicamente nel paesaggio. La baia di Cannero è riparata dal Nord. Il suo clima è il più mite che si trovi sul lago, davvero un clima da Riviera. In inverno la neve è un ospite raro, il ghiaccio è sconosciuto. La primavera si presenta nel rigoglio delle fioriture. In estate il vento di montagna rinfresca. Quando l’autunno sembra spegnersi, cede il suo posto allo splendore silenzioso dell’estate di San Martino”.

Le fonti citano Cannero a partire dal 985 e ne sanciscono l’indipendenza comunale nel XIV secolo. I castelli detti di “Malpaga”, edificati all’inizio del 1400 dai fratelli Mazzarditi, ghibellini che praticavano il brigantaggio e perseguitavano gli appartenenti alla locale fazione guelfa, distrutti dai Visconti nel 1414, tornarono a rivivere nel 1521, quando Ludovico Borromeo ne terminò la sistemazione edificando sulle precedenti macerie la fortezza Vitaliana, in onore del capostipite della famiglia Borromeo. Una delle funzioni di questa roccaforte era quella di fungere da agrumeto ed alberi d’agrumi comparivano anche nei decori pittorici delle sale interne.

Fin dal Cinquecento numerose fonti parlano della vocazione botanica di questo territorio, in particolare della facilità con cui specie mediterranee ed esotiche proliferavano, aiutate anche dalla costante cura che su di loro riponeva la popolazione locale, come sancisce una bolla di Ludovico Borromeo del 1519 che per “far fronte alle robarie et devastione de cardini che ogni di se fanno nel borgo de Canobio et sua jurisditione et ancho a Canero” si vietava l’entrare nei giardini altrui, riservati “sì per piacere e recreatione de chi sono che li ha edificati, sì anche per Sua Signoria”; si proibiva altresì l’“amover fructo de qualunque sorte” pena 10 ducati ciascuno per ogni volta e, in caso di mancato pagamento della multa, tre tratti di corda; stessa pena era riservata a chi, pur conoscendo i nomi dei colpevoli non li avesse denunciati.

Non da meno sono gli scritti del Morigia che nella sua opera Historia della nobiltà et degne qualità del lago Maggiore del 1603 parla di Cannero in questi termini: “seguitando la ripa dove si piega il Lago, si trova una terra detta Canero, assai bella e vistosa, posta alla ripa del lago, in una piacevole e vaga pianura, la quale è tutta piena d’arbori fruttiferi e massime di cedri, naranzi e limoni e altri delicati frutti. Oltre, che quivi ci sono grandissima copia di vigne, dove si cavano delicatissimi e soavi vini…..”.

Un secolo dopo, nel 1710, Achille Vagliano nell’opera Le Rive del Verbano – descrizione geografica, idrografica e genealogica, non può far altro che confermare quello che i suoi predecessori avevano affermato: “… mentre sopra l’abitato si mirano con diletto fioriti giardini, spalliere d’agrumi e orti ameni, che presentano alle tavole, imbandite dal losso magnifico, i cavoli fiori ed ogni altro verzume più peregrino e singolare di ogni tempo, mercè il beneficio del sole, che tutto il dì indora quei colli vezzeggiati da Zefiri, difesi dai geli del settentrione”.

Scarica qui le schede storiche sugli agrumi

Approfondimenti a carattere storico e botanico sugli agrumi di Cannero Riviera possono essere reperiti anche negli atti di Convegni organizzati dal Comune di Cannero in parallelo alle prime attività di valorizzazione di questo importante patrimonio.

Atti del 1° Convegno Storico Botanico 2008

Atti del 2° Convegno Storico Botanico 2009

Atti del 3° Convegno Storico Botanico 2010

Atti del 4° Convegno Storico Botanico 2011